Roots

La foglia spunta dalla terra e percepisce
un essenza solida.
Cresce avvinghiandosi intorno a questo nucleo
che le da forma e sostegno.
I getti si fan ramoscelli e i rami corteccia.
La forma non è più plastica quando il nucleo è scomparso
e il cavo non trova più la sua preziosa radice.

Scosto la tenda a lato e vedo per un istante un viso stupito prima che scompaia come uno scoiattolo giu dai larghi rami del faggio.

Le larghe falde del cappello coprivano a tratti il viso e ombreggiavano la bianca maglietta stretta sul corpo da bambina. Seduti sul dosso cercavamo di impostare un discorso per rimediare ad un posticcio senso di colpa o semplicemente per capire perché eravamo lì.

Tra i rami del noce pezzi di stelle erano oscurati dalle larghe foglie e solo una voce alla cornetta avrebbe accompagnato il silenzio della natura per le ore a venire.

Scendendo per la piazza sfruttavo gli ultimi minuti per controllare il colore del maglione, l'odore delle mani e per capire che l'incontro era tanto più importante tanto meno scopo avesse.

Sul porticciolo a riva lago nell'umida oscurità della sera cercavo nel docile rumore delle onde in risacca la tranquillità per uno scomodo discorso.

Passando per la via vedo gente ben vestita accanto ad un carro funebre. Rallento ma non riesco a fermare la corsa mancandomi il coraggio di sostenere la sofferenza altrui.

Seduti sulle rocce di granito le frasche degli alberi intorno ci escludono il mondo esterno mentre sogni e visioni si intrecciano in morbide linee sulle pagine di un diario.

Le cedo gli ultimi passi in salita dove ad ogni centimetro di sentiero la vista guadagna in borghi, coste e filari finché il dettaglio si perde nell'indefinito dell'orizzonte.

La moto scivola dal colle dove ancora si vede il contorno di alberi profilare la costa. Il rumore del motore taglia la conversazione che rimane però affidata alle braccia del passegero che cingono la vita.

L'incontro inaspettato sotto il portico la sera si traduce in uno slancio dove un bacio volante perde la mira e riesce solo a sfiorare un freddo lembo d'orecchio.

Arrivo davanti al cancello in una stradina di un villaggio sconosciuto dove un accogliente sorriso mi prelude un ospitalità deliziosa.

Le gambe stanche riposano sedute tra le panche di quel tempietto dove l'intensa conversazione si interrompe per lasciare al silenzio di comunicare la vicinanza degli animi.

Un saluto distratto firma il congedo mentre la vedo allontanarsi su un auto dal giallo irreale che prendendo la strada marca via via una nuova distanza.

È seduta di fronte ma tutti gli sguardi e le parole sembrano interrotti da uno spesso vetro che offusca e taglia ogni contatto.

Al congedo con un delicato bacio sulla guancia nota maliziosamente quanto almeno il dopobarba mi dia fattezze da uomo.

Inaspettatamente entro nel suo covo dove tra i suoi capelli perdo il respiro anelando ad un dolce oblio tra le quattro mura di quella torre.

Lo sguardo a terra evita un commento alla mia idiozia ed i passi si affrettano per terminare il sentiero e quell'inutile imbarazzo.

Il fermaglio scivola a terra liberando una cascata di ricci che accompagno recintando un sonetto, imprigionato per secoli sulla carta nell'attesa di questo momento.

La guardo riposare sul sedile a fianco realizzando quanto fosse posticcia la sua temporanea vicinanza fisica.

La porta della stanza si spalanca all'improvviso e lei entra per poi sdraiarsi a fianco e ridurre di colpo quella distanza infinita a pochi centimetri.

Tra i sobbalzi dell'autobus un abbraccio notturno toglie alla strada il senso di partenza e arrivo mentre i battiti del cuore scandiscono il passaggio tra villaggi sconosciuti.

Su quella nota panoramica cerco di trovare la ragione di quel ritorno in solitudine mentre la valle al cambio di data infiamma la notte di colori e crepitii.

Al chiarore della luna piego la lettera del congedo preparandomi a seppellire tra la neve su cui giaccio il gelo che domina il mio petto.

Sotto quella stessa neve ritrovo la connessione sotterrata un anno prima e confermata da una accogliente voce al telefono.

Due adulti seduti sul dosso confrontano le proprie evoluzioni che si intrecciano e separano come i giunchi che vedono nella palude sottostante.

Il riflesso sul lago di una luna arrossata dal tramonto mostra la direzione del sentiero mentre i corpi più si distendono più forte si stringono le mani che li legano.

Quello sguardo fiero e fisso chiedeva una determinazione che mai son riuscito a possedere e che ancora non sentivo meritare.

Un filo d'erba sulle labbra ferma una determinazione maturata in vano mentre gli occhi ispezionano l'orizzonte in disperata ricerca di un nuovo orientamento.