Percezioni e Memoria
Come definire quest'assurda sinestesia. La mente vaga tra speculativo e sensoriale, una visione, un gusto, una percezione, un furuto che si concretizza e subito altre sensazioni. Il mondo prossimo sembra il più lontano, quello percepito è incoerente nella definizione di spazio e di tempo esterno, incondivisibile con le altre persone. Vive del proprio ordinmnto emotivo e esiste nella pecezione più reale della carta che vedo e il tavolo che sento. Il passato è confortante e mille futuri diversi si fondono in una illusoria sensazione di realtà. Il presente non è più necessario perch\'e il passato da solo spiega già il suo futuro. Un solido suolo su cui i passi non devono guardare cosa calpestano. Sogni inquieti minano questa sicurezza. Solo il presente viene turbato. Torbide indecisioni sgretolano un limpido futuro in un disturbo senza evoluzione. Tentennamenti he prolungano l'avvento dell'avvenire perché questo non avvenga. Non è il futuro a non esistre ma è il presente che non si svogle e soffoca la sua espressione
Allergia
come svegliarsi da un sogno, un lungo sogno durato anni. nutrito da nozioni e massimi sistemi. Pigro si apre l'occhio e vaga ad esplorare il mondo che genera questi sistemi che con stupore scopre nnn essere utili alla scoperta del mondo. I sistemi di per s\'e stessi creano una realtà coerente e ordinata ma del mondo ai loro piedi non danno di reale che una speranza. La speranza che all'uomo, cosciente di s\'e, serve per decorare l'infinità dei giorni e permettere la vita. Tra sistemi e realtà si sviluppa il contatto tra esterno ed interno. E questo guscio in mezzo che veicola il bene e il male di questo scambio. I sensi perfetti, mostrano minutamente la realtà sporzionata nelle sue vadie sfere mentre il corpo di questa aspira l'allergia e il benestare dell'esterno che anche la mente smista in cassetti in varie posizioni. Esterno e interno continuano a comunicae attraverso pori intermittenti la cui chisura o apertira permette che il dolore me stia lontano. Dolore e crescita sono i più grandi contrasti da sanare. La visione del piccolo e del grande. La misura del minimo e dell'ecesso. Forse sarò sempre due ersone. La volontà di essere, agire e pensare come in inico individuo mi è negata dall'essenza metafisica che incarno. Posso al più ridurmi a due, ma non meno. Posso anche avvicinarli ma il confine è un punto critico e la via è asintotica. Come d'altra parte identificare due figure su spaz\^i diversi cne per diversi fini e per diversi mezzi operano. Ma questo è forse solo un altro sistema e la realtà ancora a s\'e rimane uguale.