panno

Le luci delle candele e delle sorgenti riverberanti nell'acqua della vasca si fondono sulla schiena dove tinte d'arancio rosso e viola si spargono come su una tavolozza. Le piastrelle del bagno danzano con le fiammelle delle candele e l'aria è densa d'umido e sali. Dalla schiena le avvolge un panno intorno agli avambracci stringendo forte in un nodo come per tendere le redini per il galoppo ed imboccare il cammino di una nuova esperienza sensoriale.

I corpi ondeggiano nel disordinato spargere di onde nella vasca mentre la luce sul fondo diffonde un intensissimo viola dalle onde alla pelle. Ad ogni movimento le ombre danno rilievo a forme tonde e sinuose che ad ogni ciclo di respiro rappresenta una espansione e contrazione di luce.

Nel buio i confini del festival sono indefiniti, una foresta ininterrotta di musica e luci, corpi in movimento e fumo. Vicino a quell'albero la presenza della gente intorno viene schermata ed il ritmo di una musica ritmata e sensuale avvicina i corpi rendendo i vestiti superflui. Infine lei volge il capo addietro incassandosi tra le sue spalle vedendo sopra di se le luci correre sulle frasche ed i bassi scuotere la sua veste contro un altro corpo che preme sempre più vicino.

Nella tenda si sentono le molte persone camminare a fianco ma la carica cumulata tutta la giornata non riesce a fermare la passione quasi condivisa da tutte le ombre di estranei a pochi passi da loro.

Tra la file del teatro le sagome attorno forse non scorgono una mano tra la lievissima veste che si contrae al suono della musica.

In mezzo al lago si è visti da tanta gente a riposo tra i cespugli ma un materassino complice nasconde i costumi spostati ed il ritmico incrocio dei corpi sembra quasi un normale stare a galla.

La macchina si ferma ed i fari si spengono per lasciare alla vista di rimirare le luci della città nella vallata. Una sagoma si appoggia alla ringhiera di legno tralasciando le difese verso la seconda sagoma in arrivo.

Tra la calura del sole le frasche coprono un pezzo di prato e la gonna verde cela il resto che la natura attorno discretamente non vede.

Sopra il telo a bordo fiume si adagia un corpo ancora bagnato cedendo finalmente alle fatiche del calore e mentre gli arti si distendono mobidi le ultime gocce sfuggono tra le dolci linee.

La pressione del kayak è diminuita e le onde vengono smorzate in fluttuazioni sempre più lente ad accompagnare le oscillazioni dei corpi.

Mentre affonda nel blu il corpo si fa sinuoso cercando le profondità e lo sforzo dei muscoli si mostra in onde che muovono la pelle in cicliche osclillazioni.

Nel mezzo del lago oscuro il suo corpo si aggrappa a quello di lui mezzo fluttuante nell'acqua e sussultando e ruotando si avvinghiano a vicenda scangliando lunghe onde intorno al loro centro. Lontano si vede solo il tappeto con i lumi ma prima della riva lei si appoggia alle rocce come ad esser posseduta dalle onde che la sopraggiungono da dietro. Sul tappeto il corpo di lei è rivolto al cielo stellato e l'odore di umido e arbusti si fa più forte e intenso. Lui la avvolge da sotto mentre insieme percorrrono la conclusione portati verso il cielo da uno sferzante vento notturno.

Quella punizione sembrava cercata e voluta e, pur sapendo d'aver fatto un dispiacere, aspettava con ansia che quelle barre di ghiaccio le percorressero il corpo anestetizzando prima della frizione. Ogni passaggio era l'attesa di una nuova punizione da subire passiva a rimarcare il senso di peccato.

Una notte lunghissima fatta di piccoli sonni ma continui avvinghiamenti ritrovandosi più volte in posizione nuove con un controllo comune delle eccitazioni che ripetutamente interrompevano il sonno. Mischiando reali sensazioni a sogni da dormiveglia attraversarono la notte profonda fino all'alba, la sveglia ed il sole già alto.

Nel mezzo del sonno i corpi prendevano il controllo sulla coscienza e si avvinghiavano prima ancora che le menti fossero sveglie, inconsapevoli che un altro carosello stesse per ricominciare.

È troppo buio per vedere ma i contorni del viso sul cuscino a fianco sono comunque chiarissimi, figli di una dettagliatissima mappa sensoriale.

Nella sogno di una buia notte una presenza si avvicina e nel dormiveglia viene difficile capire di cosa si tratta. La si accoglie con curiosità scoprendone man mano i contorni, i capelli, la morbidezza della pelle.

L'effetto dell'erba rompe il concetto di estensione del corpo e la coppia sembrava un unico elemento dove i confini si confondevano con il letto e gli oggetti intorno. La pelle non traspirava nonostante lo sforzo e gli occhi immaginavano contorni fluorescenti che sfuggevoli cercano di definire le figure fugaci mentre si muovevano nel buio.

La tensione degli ultimi giorni si risolve in un incastro che stupisce per la sua novità su quell'improbabile letto di un appartamento di una città in prestito.

I letti sono scassati e nemmeno riescono a stare uniti ma questo in fondo è un piccolo ostacolo alla fantasia.

La luce del caminetto mostra un giaciglio improvvisato e finalmente procura quel calore che rende superflui i vestiti.

Quel balcone svetta sulla massa d'acqua sottostante ed un esile corpo si staglia in controluce alzando una gamba sul tavolo come in segno di sfida.

Quel che non potè l'ambiente domestico potè una baita in montagna sommersa dalla neve tra le guglie tra gli asciugamani ancora umidi e odoranti di sauna.

Tra la polvere dell'intonaco che si asciuga nella stanza basta il contatto dei due corpi perché la spatola ed il pennello cadano a terra ed il lavoro si interrompa alzando ancora di più la nuvola di polvere attorno.

Oltre al materasso sul pavimento in quella stanza vuota c'è solo una candela che ne illumina i bordi e le lenzuola arruffate.

Salita la traballante scala il piccolo anfratto era giaciglio della servitù di qualche secolo fa. I due quasi non riescono a muoversi in quello spazio minimo e cercare un po' di aria dalla piccola finestrella ma in fondo basta chiudere la botola verso l'esterno ed lasciare all'intimità di fare il resto.

Nel vapore della sauna non si distingue più nulla, non si sa se altra gente è entrata, se è vapore o sudore. Quello che si sente è tattile e si insinua tra la carne molle e dilatata dal calore.

Acqua scrosciante si riversa sulla pietra grigia illuminata di blu, blu come il costume che bagnato aderisce alle forme facendo risaltare i contorni in movimento fino a chinarsi per lasciare che i caldi getti innondino la schiena ormai già percorsa da mani robuste.

Il gelo congela dei piccoli cristalli tra i capelli ma i corpi immersi nell'acqua fumante si scaldano e trovano in quella vasca in riva al fiume. Lentamente le ultime voci attorno si allontanano e il crepuscolo mostra pallidamente i primi pianeti. Quando i due ritrovano la distanza è ormai già buio completo e possono infine alzare gli occhi a vedere le stelle comparire tra il vapore.

Il lago fumante sembra vasto e isolato ma le ombre che si muovono a riva e la bassa profondità non lasciano molta discrezione eccetto che per le mani salde che nell'acqua scura trovano la presenza dell'altro. Sotto la cascata sembra lo spazio non avere fine finché un contatto non rompe le geometrie e palesa un nuovo punto di riferimento. Quel muro d'acqua mescola l'immagine tra chi ci si specchia e chi si cela finché un naso ne rompe la superficie e mostra le labbra bagnate e socchiuse.

Le dita cercano sotto pelle i nodi da sciogliere, i muscoli da allentare, le articolazioni da liberare, le vibrazioni da evocare.

In quell'appartamento dal terrazzo si vede tutta la città scollinare fino ad arrivare al mare lontano, il corpo è adagiato mentre le mani scorrono sulla schiena spalmando l'olio appena versato, il massaggio continua con più decisione e muove la pelle in onde che si spargono per tutta la superficie. Piccole onde si fanno più incisive ed il corpo viene scosso dalle mani che ripetutamente ne seguono le linee e guidano i muscoli finché alle mani non si aggiunge un altro punto di contatto a guidare il movimento.