Giusto
Sono giorni di guerra e tutti i giorni si leggono notizie riguardo a cosa motiva tutta questa insensata violenza. Ogni giorno si distorce la realtà, si mente senza paura di verifiche, senza paura di essere smentiti dal vero. Mi è sempre sembrato facile capire cosa fosse giusto, c'è un diritto, ci sono leggi, c'è un confine tra il consentito ed il negato. Poi però ti fermi a pensare a come è fatto questo diritto, dove c'è differenza se vieni ucciso da una bomba a grappolo, una pistola od una raffica di fucile, dove c'è differenza se vieni ucciso come soldato o come civile quando hai preso un fucile in braccio per difenderti.
Ogni giorno cerco di capire l'insensatezza del concetto 'crimini di guerra', perché in una società civile mi rivalgo di ogni danno e chiedo il rimborso di ogni crepa sull'intonaco ma in guerra fa differenza il tipo di missile che colpisce la mia casa.
Quelle leggi che mi sembravan tanto chiare mi mostrano una distorsione che, magari per eredità storica, stravolge il mio concetto di giusto in situazioni tanto estreme. Da lì vedo quanto ognuno si barrica nel proprio pensiero convinti di sapere che farebbero se la guerra arrivasse qui. Chi crede sia giusto scappare, chi difendere, chi sostenere. Tutti più o meno convinti che il diritto non servirà e quel punto la propria morale sarà l'unica giudice del nostro operato.
In scala più piccola mi accorgo finalmente di quanto siano forti le aspettative delle persone intorno. L'operato dei nostri amici, vicini, parenti è vagliato sotto il duro giudizio della nostra morale e le aspettative non sono più un candido consiglio ma una valutazione sulla nostra integrità, affidabilità, affiliazione. Vedo finalmente come quel giudizio non sia soltanto un'opinione riguardo alla mia scala di valori ma un atto pratico che decide, limita e influenza le mie future possibilità.
Così ho iniziato anch'io ad applicare dei criteri morali come scure sulle mie relazioni e collaborazioni. Io unico giudice senza processo di come voglio condurre lo sviluppo delle mie esperienze includendo una cerchia di persone selezionate da questa morale di cui sono l'unico autore. Certo, i riferimenti letterari, religiosi, empirici sono tanti ma in ultima istanza sono l'ultimo ad applicare un giudizio che di nuovo non è solo un pensiero, è poi un azione.
È un processo strano, non mi ero mai sentito forzato ad avere un opinione forte ma il corso dei tempi e le esperienze personali mi portano a capire chi si costruisce una cerchia e quando il giudizio su fatti e persone è risoluto. Mi chiedo quanto questo limiterà le mie esperienze ed occasioni future o quanto questo mi renda più operativo e capace di creare essendo meno legato a opinioni di disturbo.
L'atto forse più difficile in questo è riuscire a contestualizzare le componenti pertinenti ad un giudizio. Come vediamo in diversi paesi dove più o meno tutti i personaggi storici vengono giudicati per la loro condotta su canoni odierni, vorremmo riscrivere la storia immaginando che persone illuminate già capivano cos'era un diritto universale senza schiavitù, minoranze o discriminazioni scrivevano pagine di civiltà tramite il loro intelletto e coraggio. Non era già forse anche Dante giudice morale delle condotte dei personaggi chiave dell'umanità?
Il contesto chiave che aiuta nei giudizi è così difficile da trovare? Un atto è retrogrado, maschilista, violento, ignorante in base a come viene percepito od inteso. Bisogna riconciliare le due visioni per comporre il giudizio e quanto bisogna rinunciare al cercare la 'verità' per comporre il quadro finale? Nel migliore dei casi le parti concordano, sul fatto, intenzione e significato, a quel punto il giudizio è chiaro ma è uguale anche il peso? Finalmente sto anche iniziando a capire quanto la scala di morale varia per ognuno di noi e come quest'informazione non va chiesta ma derivata. Anche persone molto intime svelano successivamente qual è la loro scala di importanza, le loro priorità, il peso dei propri giudizi. Perché alla fine il giudizio è già un atto.
Scale di valori simili aiutano molto ad avvicinare le persone ma il contatto con persone di età molto diversa crea dei livelli di scambio stimolanti a cui non voglio rinunciare ma con tragica fatalità mostrano i limiti che ormai mi diventan sempre più prevedibili. Poi al contrario è invece strano essere intimi con persone di morale molto diversa, che pesano e giudicano fatti ed eventi con quella che per noi è una distorsione dal nostro senso "comune".
Così le persone si ritrovano in un legame affettivo tra tutte queste distorsioni, quando va bene di pesi, sennò anche di giudizi o addirittura di eventi. Quanto possiamo riunuciare a definire il vero, qual è lo scarto che possiamo accettare e non è anche questo definito dal nostro senso di giusto? E quanto siam disposti a mentire per rendere il vero compatibile con il giusto delle persone intorno a noi?
Il vero dipende dalla comprensione che abbiamo noi degli eventi, dalle informazioni e di come le interpretiamo ma anche dalla volontà che abbiamo di ricondurre un evento alla spiegazione che speriamo. Il vero ha tanto a che vedere con l'intelleggibile ma anche con il giudizio che siamo interessati a dargli e se non riusciamo a convincere la rilettura dei fatti, almeno proviamo con quella dei pesi.
Un altro punto che mi ha sempre messo in discussione è quanto riteniamo che gli altri debbano sapere della nostra visione sulle cose e quanto ci sentiamo in dovere di farlo sapere. Cosa pubblichiamo, cosa condividiamo, a chi raccontiamo il nostro giudizio. Se questo è importante per la stretta cerchia di persone, per formare e consolidare le nostre amicizie e contatti quanto è impoortante per creare un giusto di comunità e quanto siamo titolati a farlo?
La nostra esperienza, formazione, crescita creano una sorta di dovere morale a condividere quello che capiamo degli eventi intorno e di formare una morale collettiva fatta di analisi puntali ed esempi storici? Poi però nelle discussioni con persone molto meno esposte a ricerche ed analisi critiche, a valutazioni non ideologiche e ragionevoli dubbi spesso la loro voce è più forte e lì forse capisco la condivisione non è forse nulla di dovuto.