Dolore

Procedo piano piano senza dar alla schiena motivo di bloccarsi, vado a prendere il pane dallo scaffale ma la vaschetta è un po' più bassa. Piegandomi per raccoglierla parte una contrazione e la schiena si tende in un lampo di dolore che percuote tutto il corpo. Il respiro è corto e faccio appena in tempo ad aggrapparmi ad una colonna cercando lentamente di tornare a respirare e rilassare i muscoli. La panettiera chiede se ho bisogno di consigli anche se vede soltanto da lontano che son fermo da tanto. La macchina ora sembra fin troppo lontana ma ora i passi sono di nuovo lenti e misurati e procedo lentamente e con cautela verso l'uscita.

Di mal di schiena ne ho avuti ma questo è nuovo. Ogni minimo movimento causa una contrazione ai muscoli che li tende in uno spasmo atroce. Perché mi sono infilato in questo divano sfondato, come farò ad uscirne? Aspettare non serve a niente, le contrazioni diventano sempre più frequenti ed ogni volta un dolore mi percuote tutto il corpo. Affondo le unghie nel cuscino e cerco pian piano di recuperare il respiro. Penso che più mi contraggo più fa male ma non so come rilassare. Faccio leva sulle braccia e millimetro dopo millimetro torco il busto per passare oltre lo spigolo del divano ed ecco che un'altra contrazione parte. Mi toglie il fiato, è un dolore che non ha nessun senso. Penso ormai che il male sia in soglia, di più non può essere. Aspetto un paio di minuti, recuperando fiato per continuare il mio lento movimento. Alla prossima contrazione mi faccio forza, male per male cerco di ruotare durante lo spasmo per guadagnare centimetri. Sono ormai con una mano a terra, se riesco a passare le ginocchia poi basterà alzarsi. Cerco il telefono, sarà fondamentale. Un altro spasmo mi prende e mi aggrappo al tavolino facendo l'ultimo movimento di gambe. Ora piano piano mi piego sulle gionocchia a terra, eretto finalmente. Appoggio le mani al bordo del divano, e mi tiro su, lentamente. Per assurdo in piedi fa meno male, a passi minuscoli avanzo lentamente, al buio, seguendo con le mani i mobili che ricordo. Un'altra contrazione, mi blocco sullo stipite della porta in affanno. Lentamente finisco il corridoio e trovo lo stipite della camera ed il bordo del letto. Ci rotolo sopra e per punizione parte una serie di contrazioni, il dolore causa un misto di paura e aggressività, la rabbia e lo sconforto non sanno più come gestire l'attesa fino al prossimo spasmo. Ma ora il materasso è duro e la posizione e tranquilla. Mi rilasso e mi preparo a restare immobile per le prossime dodici ore.

Apro gli occhi e vedo una luce giallastra che malamente illumina il soffitto. Sento freddo e mi accorgo di esser a pelle nuda sulle piastrelle fredde. Il bernoccolo sulla testa mi fa capire la situazione, lentamente mi ricordo di essere entrato in bagno, di aver sentito il cuore battete forte e di aver pensato ora mi siedo. Non avrò fatto a tempo. Ora piano piano mi alzo a passi lenti controllando il cuore. Per fortuna il letto è vicino. Chiudo la porta, monto sul letto. Stanco, troppo stanco. Che sarà successo? Le mani le muovo, dolore non lo sento ma non ho forze. Qualsiasi forma di aiuto sembra troppo lontana. Calmo il respiro e mi adagio nel cuscino e lascio sia il corpo a riprendersi anche se ci vorrà un giorno intero.

Una settimana è troppa, bisogna farsi forza, camminare lentamente per cercare di mantenere l'equilibrio avendo vicino qualcosa a cui appoggiarsi. Tutto sembra troppo veloce per poter reagire, tutto sembra troppo vicino per potersi scostare. Un movimento improvviso del collo fa girare il mondo intorno a se stesso mentre cerco di recuperare la verticale ed appoggiarmi a qualcosa che mi ridia il contatto con la gravità.

Sento il sangue nel petto scorrere a fatica tra le arterie, è viscoso, passa a fatica. Il cuore pompa e pompa ma lo sforzo è tanto. Mi stendo ma il problema non sono i battiti, ogni pulsazione è sempre più sotto sforzo. Le ore passano ed il cuore sembra sempre più in difficoltà, sempre più vicino a voler mollare la presa.

Vedo macchie bianche davanti ai miei occhi, sento i colleghi parlare al portatile ma non li vedo. Non mi riguarda, mi stendo. La riunione non vuole finire ma non riesco più a star attento. Quando finalmente finisce dovrei uscire ma le mani formicolano, sento la pelle permeata della stessa aura bianca davanti agli occhi come una brina di scossa che attraversa la pelle.

La mano che sta muovendo la leva della risonanza lentamente si fa sempre più estranea, ora lo sento chiaramente, i polpastrelli sono insensibili, mi stendo e tengo la mano in continua contrazione, non perché mi stia comunicando qualcosa ma almeno so di averne il controllo. Oggi invece è la destra a sembrare sconnessa, so dov'è ed in qualche modo va dove deve ma è come se il mio lato destro fosse annebbiato e mi sento goffo a metà

La vista è sempre più confusa, strane strisce permangono nella visione. Non so se siano gli occhiali da nuoto od il sole che luccica sulla superficie delle onde o se sia la continua alternanza delle immersioni per prendere il respiro. Vedo quasi solo macchie ma per fortuna il sole è intenso e ancora capisco la direzione. Mi sento forte e potri nuotare per ore ma non vedere bene la riva è come non sapere procedere o forse solo l'inizio di un sistema nervoso che inizia a cedere.

Non c'era la data di scadenza perché il grasso conserva dicono ma nel dubbio ogni piccolo segno sembra l'inizio di una intossicazione. Botulino? Troppo stanco per studiare cosa fare nel dormiveglia, troppo preoccupato per prendere sonno. E se fosse successo agli altri che son venuti alla cena? Dovrei sentirli ora vedere se precipitarsi all'ospedale?