danzando
Il posto è nuovo e non so se mi ambienterò, la gente sembra rilassata ma come si entra in contatto? E quelle danze proprio non le conosco. I ragazzi ballano sicuri ed una in particolare danza con tanta grazia e confidenza .
La gonna svolazza ed i ricci neri ruotano ai passi di uno scottish veloce, si staglia sopra i ballerini accanto e quelle lunghissime gambe percorrono veloci metri di pista.
Arriva finalmente una mazurka, qualcosa ancora mi ricordo. Mi introduco timidamente pensando alla frustazione dei rifiuti nelle danze, pensando alle ragazze annoiate dai miei tentennamenti, alla solitudine tra la gente allegra. Lei invece accetta mostrandomi i passi, ogni tanto aggiungo quel che mi ricordavo. L'impaccio si scioglie ed i movimienti diventan fluidi creando subito un livello di confidenza.
La seconda mazurka si ripete con già più confidenza. Ci si integra a vicenda e ognuno suggerisce qualcosa. Scherzando le dico che ci stiamo muovendo verso il tango e cosi succede. I corpi si tendono e sento la sua schiena asciutta e larghissima. Avanzo un piede e mi gira spedita intorno, allunga la gamba e la gancia sotto la mia. Lentamente la alza e la abbassa stretta a me, coscia contro coscia, più e più volte.
Ci scambiamo i numeri, ci raccontiamo un po' di noi, ci riserviamo per la settimana dopo. Così arriva un altra sessione, ci si ritrova in fretta e si balla sempre stretti.
Il telefono ha sempre un suo messaggio, a cui ne segue presto un mio. La catena si allunga e si diraman pezzetti della nostra vita per capire quante cose potremmo fare assieme.
Dall'ultimo ballo ne è passato di tempo, bisogna trovare un occasione. "Passa da casa mia che poi andiamo al festival". Poi però è curiosa dei dintorni, vuole vedere i campi, i papaveri sono giusto rosso fuoco, ne raccoglie un po' e glieli metto tra i capelli scuri come la notte. Il sole sta declinando e le prendo la mano per accompagnarla giù dal declivio, non le da fastidio.
Rientrando è curiosa di suonare, vede tastiere e synth e ne vuole provare. Siamo vicini, le braccia si incrociano tra le levette e le dita tra i tasti. Prendo la scusa alzandomi di sfiorarle le labbra con le mie, ricambia timidamente. Mi alzo e le prendo da bere.
Finito di suonare il divano è più comodo, sento la sua spalla vicino alla mia e le dita che sfiorano le gambe. Superare il muro di ricci non è facile ed il povero papavero cadrà sotto il peso di due corpi. Il giorno dopo lo ritroverò tra le pieghe della coperta con impresso l'impeto di due persone che si esplorano.
La sua schiena è tesa, lei si stende e la percorro con le mani. Per la prima volta non so come arrivarci cercando di percorrerla dall'inizio alla fine. Le gambe sembrano anche non finire mai, lunghe e lisce, allenante dalle danze e movimenti eleganti.
Il tempo è poco, la distanza è tanta e le visite complicate. Ci si ritrova in qualche bar di periferia per evitare ore di tangenziale. Il posto non è dei più romantici ma non serve per forza. In auto risaliamo la buia collina persa tra la nebbia trovando un angolo riparato tra le case isolate. I vetri saranno a breve appannati e le luci esterne sembreranno sempre più diffuse, i suoni attutiti a parte qualche soffuso respiro.
Questa volta è una valle isolata, un punto cruciale della mia adolescenza dove mi sentivo libero anche se costava un ora di autobus, dove ho intrattenuto i miei primi discorsi di sentimenti con una ragazza. Le frasche attorno creano molta intimità ed il mondo si richiude tra quei sedili. Si stringe ancora di più in pochi centimetri dove i respiri si incorciano e l'umido si mescola.
Al mercatino vedi un vestito che pare fatto per una sfilata. Per gioco la invito ad indossarlo e sembra irreale quanto le stia bene, come quella schiena larga regga le spalline mostrando tutta la sua magnificenza fino all'incrocio della v.
Son stati mesi di lontananza, quasi è difficile ritrovare quella curiosità ed innocenza del principio. Si sta sul guardingo e si evita di provocare reazioni ingestibili ma poi le ore passano e così le risa e le frecciatine.
Si muove sul pontile con i riflessi degli ultimi raggi di sole al tramonto. Le gambe lunghissime si muovono decise mostrando le maglie delle calze come una rete che si arrampica dalla scarpe sottili. Si gira, e così parte una rotatzione che dalla gonna scuote la blusa fin l'ultimo riccio dei capelli. Si avvicina con sguardo fiero che poi addolscisce con un morbido sorriso.
Gli ultimi mesi difficili, comunicazione di equivoci, tensione palpabile. Finalmente però la vedo proprio mentre sta iniziando un ritmo sincopato. Mi prende la mano e pongo la mia destra sotto la sua scapola. Come d'incanto tutta quella incomprensione sembra svanire, i corpi si riconoscono ed i movimenti si completano in una sequenza di passi ed idee dove i generi si mischiano ed i ruoli si completano.
Tiene sicura il timone cercando per la prima volta di sentire la barca e capirne i messaggi mentre lo sguardo si staglia lontano curiosa si scoprire cosa resta oltre l'orizzonte.
Il rock è una passione, farlo un sogno. Il coraggio non manca ma la voce è insicura. Cantare non è facile non importa quanto si abbia ascoltato le canzoni. La tonalità spaventa ma è poi l energia che aiuta a superare l'imbarazzo e rendere l'interpretazione un graffio di passione.