Il corpo che non ho scelto
sarà quello che mi porterà i miei occhi in cima alle montagne o nel fondo delle grotte.
Sarà quello che deciderà chi mi sorriderà e chi si girerà dall'altra parte, sceglierà in qual paese verò salutato ed in quale inseguito.
Sarà quello che darà la forza al mio cuore per premere sui pedali o lanciarmi giù da un sentiero. Sarà quello che mi farà resistere al freddo o squagliarmi all´afa. Sarà quello che mi farà volteggiare leggero o spingere inchiodato al terreno.
Far sì che indipendemente dal guscio riesca a sentir, gustare e assaporare quelle esperienze che faranno il mio umore.
Che vinca la benevolenza degli altri e la loro ospitalità. Che la benevolenza degli altri e la loro ospitalità. Che guadagni l´interesse e l´attenzione, i loro inviti e proposte, che vinca una gara o sopravviva al deserto dipende tanto da intelligenza e costanza. Come poi il corpo stimoli le mie passione e assecondi i miei istinti è un grosso lavoro di mediazione.
Il corpo che ho scelto
è quello che mi porta in corse in montagha finché dopo quattro ore in salita non urla per le veschiche e dolore ai tendinin. È quello che aspetta a rilsalire nonostante manchi l´ossigeno e senta l´ansia dell´acqua fredda e cupa.
È quello per cui respiri ad ogni passo per sperare di controllare il sudore. È quello che radi per provare a sentirti più umano. È quello che constringi a diete improbabili pensando sempre ai tuoi canoni.È quello che si butta in mischia schiacciato per terra nonostante il mal di schiena. È quello che buttasti via quando il mal di schiena non ti lascia respirare e come fulmini fitte percorrono tutto il corpo. È quello ridicolizzato che tiene fuori il petto dentro la pancia. È quello goffo che non capisci come possa essere tuo. È quello che ti fa dormire sulla neve e bruciare sotto il sole dell´equatore. È quello che denigri con tagli che esalti con vestiti attillati. È quello che ti blocca quando il cuore a mille ti fa rinunciare, è quello che nonostante gli arti siano un groviglio di campri continua ad andare, è quello presente che cerchi di sostenere sulle sole dita, è quello robusto che gli avversari non riescono a buttare sott´acqua. È quello che porta il sudore dei giorni. È quello che ti tieni che conserva tutti i segni delle tue esperienze che ancora paga tutte le tue leggerezze ma ha riempito il tuo spirito di ricordi che sbatti contro il muso durante una capriola. Che voleva portati oltre alla soglia di controllo e ti scollega per diverse ore.
Corpi
Una figura esile in acqua sembrava non creare neanche un vortice. Allunga la liscia gamba mostrando con divertimento le due serpi appena tatuate come a segnare la propria indipendenza e autodeterminazione.
mentre nuota che le scorre indisturbata sulla pelle bianca e liscia. Con orgoglio mostra un tatuaggio nero di due serpi che rompono con quel bianco latte della pelle e quel corpicino esile fin troppo ridicolizzato.
Impossibile dire chi stesse parlando, i pensieri erano talmente in sincronia che non si capiva più chi li avesse pronunciati. Poi di colpo il silenzio ma in quello sguardo sospeso era così evidente che anche i pensieri non pronunciati si stessero completando a vicenda.
I movimenti vengono animati da una foga che sprezza la tranqullità del roseto e la quiete della notte. Quelle lievi resistenze che viene pian piano forzata in un gioco di provocazione che di colpo si interrompe. Quel
Le capriole si spostavano sempre più indietro finché non arrivava il colpo della gamba che roteando colpisce il muro. In quell´attimo sospeso la mente cerca di ricordare il rumore delle gambe al muro.
La vista sembra calare e improvvisamente la strada si riempie di lucine tanto da non capire più la direzione da prendere. Le fitte alla gamba si stavano accentuando dal tallone alla nuca. Un appoggio al muro da un breve conforto aspettando che la vista si riprenda e aiuti a trovare la via persi in una città estranea. Un uomo in completo che cerca di rimettersi in piedi, tornare a casa e affrontare di nuove diversi mesi di discoccupazione.
Quegli occhi raccontono di come il corpo pian piano diventerà sempre più inerme, un peso inutile che non accompagnerà più i suoi intenti e lascerà quel solo movimento delgi occhi la porta della comunicazione verso il mondo.
Doppie paia di gambe lunghe e affosulate si e ruotano velocemente in un incrocio di spaghetti ipnotico. Tanta grazia nel veder linee ocsì sottili incrociarsi.
Il pizzo dell mutandine crea un grottesco contrasto a quella massa di ciccia che le copriva in parte. L´impossibilità di esser uomo in quel contesto e creava tanto imbarazzo tanto vacue scuse.
Quel corpo sembrava chiamare ardore ma paure eran più forti degli istinti. La foga s´interrompe in parole sgarbate ed il disagio palese la difficoltà di intenti.
Quel corpo da qualunque rotondità ammiccava in un ballo improvvisato le proprie forme che poco abbisognava di ornamenti o spiegazione.
???? Quel corpo esile sembrava percorso da scosse ogni volta che batteva la casa (arsa?), sospira un affratto afferrando il soffitto si muoveva come in vetrina muover come a mostrare un limite irragiungibile per gli altri esseri umani ?????
Una sala vuota a parte lei che per mestiere si muoveva e mostrava alla massa come funzionava quella musica che lei, in parte per passione, in parte per dovere mostrava con fierezza.
In un mondo di plastica mostrava il suo corpo naturale con fierezza ma lo schermava ancora di più come fosse il naturale ad essere irreale.
Un corpo talmente resistente ai segni del tempo con quella confidenza co se ladilescenza non fosse mai pssata e con quel piglio esce dal letto come se la sua nudità non avesse bisogno di schermi o pudori.
Alla sorpresa di quel corpo nudo all´occasione la realtà si palesa all´istante e l´unica via d´uscita è finger catalessi cose si fa con gli orsi.
Un corpo così misterioso e diverso quasi a sembrare un´altra declinazione dell´essere umano, forse originario di geni molto lontani sembra richiedere una nuova educazione, sempre ce ne sia ancora l´occasione.
La passione di un corpo per portarlo alle evoluzioni di un orco.
Un sogno eterno che viene rifrasato in ogni allenamento e spiegato anche agli atleti più rigidi.
La perfezione di quel corpo che ritmicamente percorre la salita con gli sci astrae quel duro esercizio di inseguimento in pura contemplazione.
Quel corpo morbido si adagia durante il ballo come se la fase di conoscenza fosse già arrivata al suo termine. In realtà non era quello lo stadio ma la concentrazione dei passi è ormai persa.
Quel corpo gracile consumato dalla malattia cerca nel messaggio una consolazione alle pene incuriosito da quel foglio che mostra magiche connessioni tra il palmo della mano e gli organi interni dolenti.
Il corpo giaceva rantolante su quel letto d´ospedale e una voce flebile non tradiva nemmeno la lingua che stava parlando. Quel che un adolescente può capire di malattia e dolore si traduce in una streatta di mano e una timida parola di coraggio che getta ancora più timore e angoscia nella malattia.
Il corpo semgra rigettato dal mondo esterno quando gli occhi lacrimanti non riescono a vedere laria sembra un veleno da rigettare in starnuti e la pella prude un allergia inguaribile.
Di colpo sembrava di aver ridisegnato una mappa completa delle proprie ossa, scricchiolii si propagarono in sequenze per ogni congiunzione ed ogni colpo dell´osteopata sembrava sovarpporre il corpo per un istante nei suoi tanti elementi e ricomporlo fino alla prossima azione. I colpi sia avvicendano intorno al punto scoperto che sembrava essere il centro nervale di tutti i dolori. La preparazione all´ultimo strappo sembrava interminabile finché il coraggio non ha ceduto all´ultima prova, al passaggio forse più salvifico, forse più letale.
Dopo l´ultimo tiro ler visioni sembravano più reali delle sensazioni che si appassiscono ogni giorno e sembrava di percepire normalmente ogni signola comunicazione nervosa scorrere nel proprio corpo. Una mappa tridimensionale di impulsi che amplificava nel punto di massimo dolore come se nella notte quegli impulsi si colorassero di un rosso così luminoso che neanche gli occhi sarebbero riusciti a captare.
Quando ingine la presa cede ed il peso del corpo si frange su una roccia qualche metro più in bassso la vista si appanna, il respiro si blocca, come se tutto voless celare cosa sente quel piede che si preferisce non appoggiare.
Una piccola perdita di equilibrio e le mani che per istinto riescono ad appoggiare sulle scale giusto prima che ci arrivi la pietra che si stava trasportando. Prima ancora che si possa alzare un rivolo di sangue bagna i gradini e le dita vengono presto protette da un gonfiore robusto.
La corsa in mezzo ai campi dopo che quella puntura espande la carne rendendo ogni estramità talmente gonfia da impedire ogni monvimento e le dita talmente grosse da non poter chiudersi a pugno lascian lentamente immaginare come appaia il resto del corpo all´infermiera che spalanca la bocca ed inizia a correre.
Quel corpo er l´essenza del piacere, ogni forma modellata in un unico elemento che morbidamente si flette a seguire le vibrazioni indotte nel seguire come ogni curva si modellava nelle prossime senza sbalzi o discontinuità.
La naturalezza con cui muoveva il corpo nudo che sembrava nato per il pudore come mostrava il candore di quel seno libero la freschezza e la semplicità della perfezione.
Quando i sogni prenono forma e le dimensioni di quel corpo diventano all´improvviso tattili e le apparizioni voluttose realizzano una sinestesia mai vista prima.
L´esile peso di quel corpo non si sentiva quasi sui polpacci ma non di meno il leggerissimo contatto delle dita sulla pelle smuoveva come cariche elettriche più di qualsiasi pressione.
La presenza di quel corpo disteso si percepiva come vibrazioni dell´etere che penetrava con soddisfazione senza infrangere il muro della provacazione.
Le forme non riescono ad interrompere quella comunicazione di voluttà anche se gli ogghi colmi di lacrime richiedno attenzione su temi che tanto vorrebbero evitare.
Un inutile tentativo di dormire mentre tutti i muscoli ancora tesi come se si dimenassero in acqua il calore del corpo sembrava espandersi per tutta la stanza mentre la tensione si aggroviglia tra le coperte e non concedeva risposa a nessuna parte del corpo.
Non si riesca ad immaginare cosa voglia dire abitare un corpo così, così ammirato, così incontenibile nelle sue forme, così fluido nel seguire la musca mentre gli occhi chiusi si allontanano da tanta ammirazione e si concentrano su una bellezza ancora più interiore, più celata e meravigliosa.
Pur evitando di guardare direttamente la sua figura permaneva tutto il campo visivo fosse stato anche solo una ciocca di capelli ruotando in un volteggio.
La ressa che spinge un corpo sull´altro e tutte le forme si contrappongon in un continuo esplorare i corpi estranei di cui manco si conoscon i visi e tanto meno dove finisce uno ed inizia il prossimo.
Quel corpicino minuscolo si concede ad una abbraccio spontaneo e di abbandonare riversando le mobide ciocche sul petto in una resa incondizionata ed assoluta.
Quando nel dormiveglia ci si rende conto di non riuscire a muovere il proprio corpo come se si avesse dimenticato i comandi base. Gli occhi guardano inermi il soffitto mentre speran di poter ricordare come riattivare la connessione.
Dopo millimetrici movimenti il corpo riesce a trovare quella poszione che leggermente libera la compressione della schiena e sembra portare il dolore ad una soglia accettabile. Scosse percuotono il corpo lungo i suoi assi ed il respiro si blocca nell´attesa che il prossimo colpo arriverà.