oi

Ti sembra difficile? Beh... in fondo non lo è. Basta iniziare con un oi!
Può essere un bambino un po' spigliato, un Tizio dall'aria molto poco rassicurabile in un posto in cui non toglieresti la mano che copre il portafoglio o un poliziotto che in fondo non ti da maggior fiducia.

Non è la tua lingua, beh... non lo è stata neanche per gan parte di loro.

Ha l'aria imbronciata, quello invece sembra sorridere... no... forse è troppo sovrappensiero... di sicuro a quello se giro a largo è meglio.

Oi e già la sua espressione cambia.

Non importa che sia mulatto, nero, bianco con una fisionomia dell'Est, indios o non meglio definita. Mi ascolta e cerca di capire cosa dico.

Non importa che sia un vecchietto mezzo sordo, una bambina sporca con vestiti logori appena uscita da una baracca o una elegante signora nel centro della città.

Tudo Bem? Ora è un Padre che ti accoglie con un gran sorriso, ora un bambino annoiato che non sa come passare la pausa fuori dal suo alloggio.

Magari lo sto disturbando, sta conversando tranquillo coi suoi vicini di casa; cosa gli interessa delle mie domande, della mia curiosità?

Onde ficas na cidade? Ora è lei che parla, una donna che non ho fatto a meno di osservare prima, un improbabile compagno di viaggio che non vuole pensare a quante ore ancora di autobus, un barista col canovaccio sulla spalla.

Forse non importa che sia notte tarda e pensi che gradirebbe dormire o che forse è meglio lasciarlo tornare al lavoro.

Stava lavorando al computer, non è forse il momento migliore per conversar su usi e costumi, è pur sempre tardi e vorrà finire di lavare quelle pentole prima che faccia notte. Ora sono io che me ne voglio andare, non vorrei che me lo rispiegasse per la quarta volta...

Quì c'è decisamente molta gogliardia, il loro portoghese non lo troverò certo su un dizionario, comunque mi spiegano e già che ci siamo como se fala-o en Italiano.

Li incontro davanti ad una fila di case una che non centra niente coll'altra.

Meo Pai è Alem~ao, minha m~ai è Polacca, ma loro non si vedono diversi, son tutti Brasiliani.

Non importa il colore e la forma dei capelli, i tratti del viso; davanti c'è una persona che ha voglia di parlare, fare solo un po' di chiacchere oanche solo scambiare un saluto.

Hoi como estas? Non mi sta chiedendo niente, non ha bisogno di nulla, non mi sta proponendo l'affare della mia vita o evocando il legame di una amicizia perfetta.

Non importa che sia una signora con la più assurda combinazione di colori che si possa mai indossare, che sia sporco di terra o che sia un viados decisamente effeminato.

Come non gli importa che sia straniero, che porti al collo un segno decisamente vistoso, che tentenni quando parlo, che confonda le parole o che mi presenti sporco da due giorni di viaggio.

O meu povo. Minha gente.

E' molto più importante che si stia assieme, che non ci si senta tristi, che non ci si arrabbi per stupidate, che non si esgeri. Poi i risultati arrivano, insieme, ci si prova uno per volta.

intro

Balzò giù dalla scialuppa fra spruzzi, grida e risa. Egli stesso rideva e gridava, anche se non ne aveva piena coscienza. Sentì l’acqua fresca inzuppargli i vestiti, insinuarsi fra le pieghe degli ampi pantaloni sudici, fra i buchi dei calzari logori. Correva, seguiva gli altri, con la mano destra teneva saldo al capo l’elmetto di metallo duro e ammaccato, vecchio di parecchi anni. Era stato di suo padre, o almeno così gli aveva detto la madre. Giunsero tutti insieme, un’orda di uomini sporchi e felici, sulla spiaggia. Alcuni si sdraiavano, raccoglievano la sabbia a manciate e la lanciavano in alto, se la premevano sul viso, gridavano “Terra! Terra!”. Eppure era facile per tutti capire quello che la parola significava in realtà: ricchezza, fortuna, oro. Alcuni già si guardavano intorno cercando una parvenza di vita nel giardino dell’Eden in cui si trovavano, cercando quei tanto decantati indigeni con i loro aurei monili che si potevano avere per qualche specchietto, qualche sonaglio. Egli stesso ne aveva le tasche piene, di sonagli. Tintinnavano allegri, come tintinnavano quando li aveva comprati, tempo prima, in Spagna. “Ti serviranno sicuramente” gli aveva detto il robivecchio al porto “Ho sentito dire che gli indigeni non vogliono altro.” E anche lui ne aveva sentite tante di storie sugli indigeni: si diceva che fossero alti, con la pelle rossiccia e i capelli neri, che si tingessero il viso, che le donne non usassero coprirsi i seni. La curiosità l’aveva spinto a partire, preso anch’egli dalla voglia di fortuna, dalla voglia di avventura, da quell’euforia che, negli ultimi vent’anni, aveva preso tutti coloro che non avevano niente da perdere. Ripensò alla vecchia vita e si perse a fantasticare su quello che lo attendeva: ricchezza, fortuna, oro.

La voce autorevole di un uomo lo riportò alla realtà, un comando, un ordine. Gli uomini smettevano di ridere e di gridare, chi era per terra svogliatamente si rialzava: cominciava la marcia, cominciava la conquista. Ed essi erano i Conquistadores.

eutanasia

Proseguendo il suo cammino, scorse una pietra, all’angolo del sentiero polveroso, dove cominciava la boscaglia. Vi si trascinò, strisciando i piedi, e vi cadde sopra riverso, sopraffatto dalla stanchezza e dalla sete. Si passò la lingua arida sulle labbra secche e sentì solo il sapore salato del sudore misto a sabbia di cui era coperto. La vista cominciava ad offuscarglisi ed egli sbattè violentemente le palpebre, invano: svenne.
Quando si risvegliò, non sapeva dopo quanto tempo, sentì il suo volto umido, il sole non gli sbatteva più violentemente sulle spalle e si accorse di non essere riverso sul masso. Si guardò intorno e a fianco a sé vide una giovane indigena che lo guardava con immensi occhi scuri, calmi, tranquilli e sereni. Aveva qualcosa in mano… Sembrava una sacca di pelle… E sembrava contenesse acqua… Acqua… Dio quanta sete che aveva!
riuscì a biascicare a stento.
L’indigena lo guardò piegando la testa da un lato, stupita. Disse qualcosa in quella strana lingua gutturale e poi sorrise. Aveva capito. Gli versò un rivoletto d’acqua fresca sulle labbra: parte entrò in bocca, parte gli scivolò sul mento, quindi sul petto ma tutta lo lenì.
L’indigena stette con lui tutto il pomeriggio, fino a quando non si fece buio. Lo curava, gli inumidiva il viso, lo faceva bere, gli parlava anche se lui non capiva. Si preoccupava di lui come si sarebbe preoccupata di un figlio. Un figlio che forse aveva avuto. A metà pomeriggio riusciva a stare seduto dritto contando solo sulle proprie forze e la sera, con un piccolo sforzo, potè alzarsi in piedi. Nel vedere questo la ragazza rise d’un riso infantile e battè le mani esclamando gioiosa qualcosa di incomprensibile. Quindi si alzò anche lei e gli prese la mano. Lo condusse con sé per qualche passo dentro la boscaglia, sorridendogli. Si fermò e, sempre sorridendo, cercò di prendere la sua spada. Egli fece un passo indietro e le afferrò il polso sottile guardandola con sospetto. Ella, con fatica, formulò lentamente qualche parola in Spagnolo: . Egli la guardò stupito e le lasciò andare il polso. Allora lei, ora seria, si volse e fece cenno di seguirla. Lo Spagnolo la seguì docilmente per la boscaglia fino ad un’ampia radura che doveva aver ospitato un accampamento non molto tempo prima, ma ora ne ospitava solo i resti bruciati. L’uomo si guardò intorno nel silenzio: tende distrutte, corpi sparsi e sanguinanti per terra, l’erba bruciata e lì, solitario, davanti a lui, il corpo di un bambino, un neonato, con una ghirlanda di fiori al collo. La ragazza si avvicinò al corpicino e vi si inginocchiò accanto. Con cura amorevole, con la cura di una madre, sistemò la ghirlanda e lo avvolse più stretto nella coperta, quasi potesse ancora sentire freddo. La giovane si volse e lo guardò con gli occhi neri imploranti. Egli annuì, fece due passi avanti, sguainò la spada. La guardò luccicare al sole e poi si volse ad osservare il volto della ragazza inginocchiata ai suoi piedi pieno di una serena risolutezza. Ella chinò il capo e raccolse con ambo le mani i capelli sulla spalla per scostarli dal collo. Egli alzò la lama sopra la sua testa e, con movimento fulmineo, la abbasso sul collo sottile ed indifeso.